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Siti web personalizzatirealizzati con CMS Il CMS è un sistema che permette l'aggiornamento di ogni parte del sito in totale autonomia da parte del cliente finale. Si può per esempio creare una sezione dedicata alle news e aggiornare solo gli articoli relativi a quella sezione. Oppure decidere di cambiare la veste grafica al sito ogni mese o modificare la posizione dei moduli ad ogni schermata. I siti basati su questa tecnologia sono i più moderni e utilizzano le più nuove tecnologie di sviluppo a disposizione. Read the Full Story
Le esigenze personalizzateNei gestionali web-based Per gestire le procedure interne, è necessario disporre di un software gestionale aziendale. Quando le procedure sono molto personalizzate sull'azienda, è conveniente sviluppare l'applicazione gestionale internamente. Se l'applicazione è web non sarà necessaria alcuna installazione sui client e sarà possibile accedervi anche tramite internet Read the Full Story
la prossima generazionedel web-GIS Pubblicare i dati geografici sul web e permettere un'interazione differenziata a seconda dell'utilizzatore non è mai stato così facile. Le nostre applicazioni permettono nello stesso tempo l'elaborazione dei dati da illimitate postazioni e la pubblicazione delle informazioni (anche parziali) direttamente sul sito internet istituzionale. Read the Full Story
Il miglior sistema di gestione dei clienti:Il CRM Il CRM (Customer Relationship Management)  rappresenta una categoria di applicativi mirati a gestire le relazioni con i clienti. Implementiamo un sistema web-based che aggiunge anche il vantaggio di consultazione tramite internet. In questa maniera è possibile consultare lo stato del parco clienti e recuperarne le informazioni anche in movimento tramite smartphone. Read the Full Story

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ogdLa conferenza dell'associazione OpenGeoData Italia che si è svolta a Roma il 28 febbraio scorso era intitolata "Istruzioni per l'uso" e non poteva essere diversamente visto che si trattava della prima edizione di un evento che è destinato a ripetersi ogni anno.
La manifestazione ha suscitato notevole interesse: 500 persone presenti nella sala del Centro Congressi Frentani di Roma e un altro centinaio collegato in streaming web tenendo anche presente la specificità dell'argomento e le numerose iniziative che trattano gli stessi temi di cui abbiamo parlato anche noi in questo blog.

Che si trattasse di qualcosa di interessante lo si poteva capire già dal ricco programma e dagli ospiti previsti, che non hanno deluso le attese.

Gli spunti di riflessione sono stati tanti e ben organizzati, partendo dagli interventi relativi all'opendata "virtuoso" raccontato dai rappresentanti delle pubbliche amministrazioni (dall'Agenzia per l'Italia Digitale, Forum PA alla Regione Liguria) e Martin Koppenhoefer per OpenStreetMap. Si è proceduto con una presentazione dei servizi di download e sul diritto di riutilizzo degli opendata messi a disposizione. A mio parere molto interessanti sono stati gli interventi di Ernesto Bellisario, dell'associazine Agorà Digitale e di Andrea Borruso, della redazione del blog TANTO (un punto di riferimento per chi si ocupa di GIS). A seguire si è parlato del riuso degli open data (in cui mi è piaciuto l'intervento di Maurizio Napolitano, portavoce Open Knowledge Foundation) e una testimonianza dall'estero, con l'intervento di Romain Buchaut di Crige Paca, il centro regionale dell'informazione geografica delle regioni della Provenza, Alpi e Costa Azzurra.

Il pomeriggio è stato dedicato alle Aziende, con gli interventi di rappresentanti dei maggiori prodotti utilizzati nel settore che hanno raccontato alla platea le potenzialità delle loro applicazioni. Questa, forse anche complice la stanchezza, è stata la parte meno interessante, perchè ho avuto l'impressione che gli interventi si riptessero e fossero fuori del tema dell'OpenData e della loro applicazione.

La cronaca dettagliata degli interventi è raccontata nel sito dell'associazione da cui è possibile scaricare tutte le presentazioni della conferenza.

In queste pagine mi limiterò a commentare, nel tempo, gli interventi che mi hanno interessato maggiormente. Il primo è stato senza dubbio quello di Martin Koppenhoefer, rappresentante in Italia di OpenStreeMap, il progetto di Mappa "social", costruito dalla comunità. Senza scendere nei dettagli tecnici degli argomenti affrontati per i quali è sufficiente darsi un giro proprio sul sito del progetto (http://www.openstreetmap.org/) vorrei condividere con voi il modo con cui sono stati trasmessi a "tecnici" (la platea era molto competente sugli argomenti trattati) le indicazioni su come utilizzare gli strumenti messi a disposizione dal progetto.

Infine un'ultima considerazione: La prima conferenza di Opengeodata non passerà inosservata. E' stata diversa dalle tante che si vedono in giro per l'Italia, che si assomigliano un po' tutte, ma che spesso si riducono ad una sfida con la pubblica amministrazione per avere i dati. Come dire: o me li dai, o me li prendo. Citando Chrome.. "roba da smantettoni". Ma il modo peggiore per ottenere qualcosa. La conferenza ha avuto un altro approccio: ha mostrato le PA vituose, gli esempi, la facilità e il basso costo necessario per rendere "open" i dati, ottemperando alla normativa vigente!

Sono convinto della validità di questo approccio.. per ottenere non c'è bisogno di rubare, basta chiedere!

Spaghetti indigesti

2013-01-19-11.32.51Bologna, 19 gennaio 2013. Ho deciso di partecipare all'evento organizzato dall'associazione Spaghetti Opendata, un gruppo di persone accumunate dall'intenzione di rendere liberi i dati a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni. L'obiettivo è nobile: i dati sono "di tutti" proprio perchè appartenenti ad enti ed istituzioni e ognuno ha il diritto di accedervi e utilizzarli a piacimento nel rispetto dei dati personali, naturalmente.

Ho scelto la giornata del sabato perchè il programma mi sembrava interessante. Dal sito dell'associazione si legge: "facciamo un hackathon, e proviamo a scrivere una nuova app o a migliorarne una esistente". Sono interessato anche alla scrittura di App e decido di andare, un po' dubbioso, e quindi anche "curioso", su come si potesse "scrivere" un'applicazione in una "conferenza".

La location scelta per l'incontro è l'Urban Center di Bologna, nell'ex Sala Borsa, nella centralissima Piazza Nettuno. Un esempio di recupero di spazi "pubblici" destinati al riuso socio-culturale. Una "piazza" messa a disposizione dall'Amministrazione proprio per favorire la diffusione e la fruizione di materiale culturale. Il mio entusiasmo comincia a scricchiolare già dopo la reception. Nessuna traccia del "raduno"; nessun cartello nè informazioni...

Decido di seguire alcuni ragazzi con i laptop in spalla, anche loro un po' disorientati, ma che mi portano fino al secondo (e ultimo) piano, in un box di vetro, molto "urban-chic". Sedie sistemate di fronte ad uno schermo per proiettori e a seguire dei "tavoli" su cui erano appoggiati computer e ciabatte (elettriche) in ordine sparso, lo stesso che regolava lo spostamento delle persone. Non era semplice identificare gli organizzatori e nessuno dava informazioni su dove sedersi o come organizzarsi. L'ambiente era "social" ma solo dal punto di vista informatico: la maggior parte usava il proprio laptop per tweettare..magari al vicino; nessuno ha pensato che in un raduno una parola "detta" ha una forza maggiore.. e viene raggiunta immediatamente da tutti quelli che stanno accanto.. proprio come un tweet, ma senza bisogno di altri supporti, essendo gli accessori già installati nei corpi umani (ad eccezione di alcuni a cui evidentemente hanno disinstallato il cervello).

Ho pensato che si potevano utilizzare dei simpatici bollini multicolore con gli slogan dell'evento, presenti in quantità sui vari tavoli. Oppure le etichette dove si poteva scrivere il proprio nome e poi appicciacarsela addosso.

All'improvviso un organizzatore (o comunque uno dello staff) prende la parola e dà qualche indicazione della giornata. Si tratta di dividersi in tre gruppi. Tre, come nel sito dell'associazione (ma se non eri collegato ad internet non te li ricordavi), solo che non con la stessa corrispondenza. C'era il gruppo più "politico" che discuteva dell'attuale situazione dell'apertura dei dati nei vari Paese europei (col senno di poi, il gruppo più interessante);  un gruppo che avrebbe sviluppato un'applicazione per tweettare ai nostri politici (echissene..!); infine il gruppo per il quale ero arrivato fin lì: quello che avrebbe dovuto realizzare la app con alcuni dati presi dal sito del Ministero degli Interni. Si è deciso di suddividere ulteriormente anche questo gruppo in due: tra chi era interessato a scrivere un'applicazione per "scrappare" i dati dal sito del Ministero e chi era interessato al loro utilizzo. Lo "scraping" è una tecnica utilizzata per estrarre i dati dal web. Il sottogruppo spiegava come prendere quelli elettorali dal dopoguerra ad oggi, e venivano illustrate le tecniche per la realizzazione di uno scraper.

Durante la lunga spiegazione su come erano organizzati i dati delle elezioni nel tempo, ho avuto modo di confrontarmi con alcuni dei miei compagni di banco, quelli che, come me, avevano scelto quel gruppo perchè interessati alle app. Tutto mi è sembrato chiaro quando una ragazza, forse una geek-girl, che mi parlava con l'auricolare nelle orecchie, mi ha chiesto che ambiente di sviluppo utilizzassi per programmare le app. Le ho risposto che ero lì proprio per imparare le tecniche di programmazione. Solo che lì nessuno faceva app.. e anche se ci fosse stato qualcuno presente che sapeva come realizzarle, non lo avrebbe insegnato a nessuno. Quel gruppo doveva soltanto prendere i dati e rappresentarli, in qualsiasi modo.. anche su carta, se qualcuno lo riteneva opportuno! Ho deciso che non ero nel posto giusto quando ho sentito l'idea di organizzare i dati su un foglio di Excel!

Sono andato via amareggiato. Di sicuro ho frainteso quanto veniva scritto nel programma dell'associazione. Era troppo generico e avrei dovuto pensare da subito che quel "proviamo a scrivere una app" poteva essere interpretato in diversi modi.

Ma riflettendo sull'organizzazione del "raduno" e pensando alle sue finalità rimango comunque perplesso. Non c'è nessuna organizzazione interna, nessuna comunicazione se non quella demandata ai tweet. Cercare di convincere la Pubblica Amministrazione a rendere disponibili i dati altrimenti li rubano mi sembra un modo infantile di chiedere qualcosa e controproducente per ottenere quanto si richiede. Scrivere uno scraper è al limite della legalità e potrebbe, se usato in maniera impropria, portare agli eccessi le finalità per cui è stato presentato. Che cosa succederebbe se qualcuno decidesse di prendere i dati relativi alle ricette mediche associati ai codici fiscali in possesso del MInistero della Salute? La tutela della privacy richiede comunque delle restrizioni e sono convinto che la liberalizzione dei dati debba passare per richieste concrete e funzionali alla stessa Pubblica Amministrazione. Io, cittadino, ho il diritto di conoscere che cosa "sa" di me l'amministrazione ma nello stesso tempo che cosa "dice" di me agli altri, rendendo disponibilie i "miei" dati.

Il raduno mi ha ricordato molti degli eventi che si organizzano a Bologna e il motivo per cui non amo quella città: un insieme di persone convinte che si possa cambiare il mondo con i tweet e senza fatica. Un prontuario su cosa non fare per organizzare qualcosa di interessante e di interesse pubblico.

Gli organizzatori (credo) invitavano a tweettare e scattare foto. Io lo faccio, nella speranza che davvero le Amministrazioni si decidano a rilasciare i dati in loro possesso.. quanto meno per fare in modo che "raduni" del genere non si facciano più!

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