Esiste un limite nell'etica?
Quali sono i parametri per considerare "buona" un'azienda, un marchio? Vale di più il comportamento della casa-madre o quella delle filiali? E cosa succede se un fornitore di un'azienda con un'immagine impeccabile ha un comportamento non allineato?
E' la domanda che ci si pone leggendo l'inchiesta sul New York Times sul maggior fornitore della Apple. Sembra che il produttore di iPhone, iPad e tutte le iDiavolerie, così pronto a scagliarsi contro i rivali "eticamente scorretti" come i vari Samsung o Microsoft, non stia attento a quello che succede al proprio interno.
Una delle maggiori fabbriche cinesi è anche uno dei più importanti fornitori dell'azienda di Cupertino. E' la stessa alla quale il compianto Jobs si riferiva quando diceva che nei centri di produzione dislocati in Cina i dipendenti erano trattati con guanti di velluto, esportando anche lì i benefit di cui godono i dipendenti della "grande mela".
Sono convinto (o mi voglio convincere) che Steeve Jobs, di cui abbiamo parlato diffusamente proprio in queste pagine nel passato, non sapesse (lui) di cosa stesse parlando in riferimento agli stabilimenti "Apple" cinesi.
La realtà è completamente diversa, fatta di suicidi per condizioni di lavoro sovrumane, nessuna tutela e bassissimi (se non nulli) livelli di sicurezza. Nessuno scrupolo a stressare i lavoratori per dodici ore al giorno...
Non è possibile che Apple non sapesse. Non stiamo parlando dell'Apple Store di San Marino.. si parla di uno dei più grandi fornitori! Possibile che nessuno abbia mai preso un areo da Cupertino per Pechino?
Apple dovrebbe applicare quello che ci ha insegnato: il prodotto deve essere bello! questo è il segreto del successo.
Un prodotto è bello quando non ci sono macchie nascoste. Si può superare tutto con l'ipocrisia del "tanto lo fanno tutti", ma questo non toglie i demeriti di un prodotto condannato a "apparire" bello senza "esserlo"...
Basterebbe poco per renderlo eterno!